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Nico Cereghini racconta la storia di Kenny Roberts

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Nico Cereghini racconta la storia di Kenny Roberts

Messaggio » 08/09/2011, 23:14

Kenny Roberts era un ragazzo di campagna, classe 1951, avrebbe dovuto fare il cowboy e invece si innamorò delle moto quando era piccolo



Kenny Roberts era un ragazzo di campagna, classe 1951, avrebbe dovuto fare il cowboy e invece si innamorò delle moto quando era piccolo: un amico aveva una minimoto con il motore di un tagliaerba e lo sfidò a provarla, e lui subito si innamorò delle due ruote. Da quella prima motocicletta ridicola arrivò al dirt track sulle piste ovali, gas spalancato e la moto di traverso sul fondo in terra, numero Uno negli States nel ’73 e nel ’74. E’ tuttora, a 60 anni, un mostro di bravura.

Poi le gare sull’asfalto, i contratti con la Yamaha, le bicilindriche 250 e le potenti 750 a quattro cilindri. Roberts è stato il primo pilota americano capace di vincere il mondiale della 500, e vinse subito alla prima partecipazione dominando la scena per un triennio, 1978 1979 e ’80. Per imparare i circuiti più in fretta correva anche con la 250, persino con la 750 dove gli era possibile.

Di Kenny Roberts mi ha colpito il modo di approcciare le corse. Aveva scarsa cultura, aveva interrotto le scuole, ha raccontato che da ragazzo soffriva di dislessia e faticava persino a leggere. Eppure è stato uno sperimentatore, uno scienziato della guida e della moto. Non a caso, finita la carriera di pilota, diventò prima manager (di Lawson Rainey, Kocinski, Cadalora) e poi costruttore.

“Kenny Roberts cercò di rivoluzionare il campionato mondiale velocità. Non gli piaceva come venivano trattati i piloti e poi non gli bastavano le pieghe”

Kenny Roberts cercò di rivoluzionare il campionato mondiale velocità. Non gli piaceva come venivano trattati i piloti e poi non gli bastavano le pieghe. Lottò contro la federazione della moto, che all’epoca era guidata da vecchietti conservatori e ottusi, tentando di dar vita al progetto alternativo delle World Series. Fu appoggiato da molti piloti, Virginio Ferrari in testa, ma osteggiato da altri e alla fine vinsero i vecchietti; da quel momento però i piloti ebbero un ruolo più centrale. E poi elaborò la guida della moto appoggiando il ginocchio sull’asfalto e facendo sovrasterzare la moto per girare più in fretta.

Oggi è normale avere le saponette -gli slides- fissati alle ginocchia della tuta di pelle, ed è normale farli strisciare a terra quando si va forte. Nel ’78 no, quando Kenny si presentò sul mondiale con la Yamaha 500 gialla e nera gommata Good Year non esistevano. Allora tagliò un pezzo di plastica da un flacone dei lubrificanti e se lo fissò alla tuta con il nastro adesivo. Per lui non si trattava soltanto di proteggere la tuta o il ginocchio; Roberts voleva girare più in fretta, e trasferendo parte del suo peso sul nuovo perno di appoggio riuscì a rendere più sovrasterzante la sua Yamaha e a migliorare ancora un po’. Tre titoli mondiali della massima cilindrata per Roberts, ventidue successi in 500 e due con la 250, poi dovette cedere a Lucchinelli, a Uncini, a Spencer. Ma con la grande soddisfazione di vedere il figlio Kenny jr (Suzuki 500, stagione 2000) campione del mondo e di costruire nuove moto per il suo team personale. Senza molta fortuna.

fonte moto.it
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Re: Nico Cereghini racconta la storia di Kenny Roberts

Messaggio » 23/01/2012, 15:31

"... la federazione della moto, che all’epoca era guidata da vecchietti conservatori e ottusi..."

certo che anche adesso... :D


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