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Axiver Incontra - Intervista a Cyril Despres

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Axiver Incontra - Intervista a Cyril Despres

Messaggio » 09/02/2012, 11:12

Il passato, il presente e il futuro del quattro volte vincitore della Dakar

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Non tutti sanno che Cyril Despres, nato nel 1974 a Fontainebleau, in Francia, soprannominato 'il principe del deserto' ha cominciato la sua carriera nel trial. Non esattamente per una scelta, ma solo perchè il suo migliore amico aveva una moto da trial e quindi da lì ha dovuto cominciare. La sua prima moto se l'è comprata con i soldi accumulati per la prima comunione - che in Francia si fa a 13 anni - una 80 cc pagata 4000 franchi francesi, circa 600 euro. Pratica il trial per molti anni fino a che approda all'enduro, nel 1998, e vince le sue prime gare e nel 2000 parte per la sua prima Dakar, trovando i soldi tra l'altro con uno stratagemma incredibile. Corre con una Honda 400 XR e finisce in sedicesima posizione assoluta. Poi c'è stata la Bmw, la Ktm e in totale le vittorie della Dakar sono 4 come il nostro Edi Orioli

Nella stagione 2011 ti si è visto poco nelle gare di Campionato del Mondo, qualcuno dice che ti sei dedicato di più alla famiglia…
"Bè, non direi, ho solo fatto cose diverse. Sono stato in Brasile 17 giorni ed erano 3 anni che non ci andavo. Sono stato in Australia, ad un rally locale che non avevo mai fatto prima e son rimasto lì per 3 settimane. Poi sono stato in Perù per fare uno stage con i piloti locali, di preparazione alla Dakar, ho fatto la Ruta 40 che è una sorta di viaggio dal sud dell'Argentina, lunga 6000 chilometri, fino al Cile. Poi ho corso con Red Bull in Columbia, e seguito il lancio di una nuova moto in Cile. Sono anche stato in Italia, in Sardegna con la mia scuola. Direi che nel 2011 ho passato 6 mesi e 15 giorni fuori di casa e mi sembra sufficiente"

Usciamo per un momento dal discorso gare e pilota: con Fabrizio Meoni avevi aderito a diversi progetti e contribuivi attivamente alla Fondazione, continui a farlo?
"Sì certo, anche se il progetto continua da solo, noi andiamo a febbraio di solito, e ora le scuole sono due. Una si chiama la scuola di Fabrizio e l'altra si chiama la scuola di Fabrizio e Cyril e tutte e due sono a Dakar. Sono gestite dalla Fondazione e io ne finanzio una parte: cerco di aiutare come posso, e quando vado in Senegal ci vado per vedere come vanno le cose. Il progetto è cominciato nel 2007, nel 2008 abbiamo acquistato il terreno e l'anno dopo hanno cominciato a costruire la sede, e negli ultimi tre anni la scuola è praticamente finita e ora gli ultimi lavori saranno pagati dalla Fondazione Meoni. E' una palazzina di due piani che al momento ospita circa 60 ragazzi compresi fra i 6 anni e i 15 anni. Non ci sono più i piccoli come era prima, con il servizio di asilo infantile, però in compenso sono cominciati corsi serali per i ragazzi più grandi, di 18 anni, che vogliono apprendere un mestiere. Lo scorso anno io non ero potuto andare e così ci andò mia mamma e portò nove computer per poter aprire il laboratorio di informatica"

Come reagiscono i ragazzini quando ti vedono? Sanno chi sei?
"Quando mi vedono sono un po' intimiditi. Sanno chi sono perché all'entrata c'è una foto in cui siamo insieme Fabrizio, Richard ed io… sanno che ci sono dei bianchi che li aiutano e conoscono la storia della loro scuola, di Fabrizio. Sono timidi ma sanno e capiscono che hanno una scuola 4 stelle, con tavoli, sedie, l'acqua, i bagni, quadri alle pareti, decorazioni varie"

Hai già pensato a cosa farai nel 2012, dopo aver vinto la tua quarta Dakar?
"Per me la Dakar porta a termine il mio anno 2011. Io sono appena uscito dal 2011 perché il lavoro per questa gara comincia a luglio e dura fino al giorno in cui si conclude la gara. Il mese di gennaio è sempre stato per me la continuazione dell'anno precedente. Non ho mai cominciato a pensare al mio anno seguente, prima di fine gennaio. Al 2012 comincerò a pensare fra qualche giorno"

Qualche idea ?
"Sono fortunato perché Ktm e Red Bull mi lasciano libero di fare cose diverse. Loro propongono cose e io scelgo quali fare. A febbraio c'è un evento in Colombia ed è interessante per la promozione. A me piace viaggiare, scoprire nuovi Paesi e quindi penso che andrò"

Viaggiare ti piace molto ?
"I Paesi che ho visto nel 2011 mi sono piaciuti, la gara in Australia ha molte cose da sistemare e da organizzare meglio, ed è molto diversa da un rally tipico. La Colombia mi è piaciuta tantissimo, la gente, i luoghi, le piantagioni di caffè. Ci hanno portato in giro per conoscere un po' tutto ed è stato interessante. Andrò in Quebec quest'anno, per un evento con la moto, a giugno e poi penso di venire nuovamente in Sardegna con Chris e alcuni clienti perché l'esperienza 2011 è piaciuta molto"

Ma a casa con la tua famiglia, con la tua bambina (che ha un anno e dieci mesi), non riesci proprio a stare?
"Ma, sai, io voglio restare a casa, ma come succede a tutti noi dopo un po' di giorni che sono lì comincia ad andarmi stretta e voglio ripartire per andare da qualche parte. Passare un po' di tempo con la mia famiglia mi piace. Ho una cosa che sogno ed è andare a prendere mia figlia a scuola. E quando lo farò so che ne sarà felicissima. Sua mamma le ha detto che papà sta per rientrare e lei si sta preparando"

Sa che tu corri in moto?
"I bambini sono molto intelligenti, e non lo dico perché è mia figlia ma perché lo sono tutti. Ha capito ora che cosa fa suo papà, che mestiere fa: mi ha visto alla televisione e qualcuno le ha detto che ero io e ora quando vede polvere o sabbia, o una moto lei dice "papà?" . Mia mamma in questi giorni le ha detto che papà sta rientrando e lei corre davanti alla tele e dice "papà papà" come se io fossi dentro la tele"

Questa Dakar, la quarta in America del sud, ti sembra peggiore o migliore di quelle precedenti?
"La speciale a due giorni dalla fine (Arequipa-Nasca) per me è stata una delle più belle della Dakar. Una delle cinque più belle secondo me delle 12 Dakar che ho corso: mi sono davvero divertito. Ho un bel ricordo di una tappa in Guinea, bellissima, e poi una nel primo anno, sulla Cordigliera delle Ande, e in Africa anche ci sono state belle speciali. Qui ho molto amato le vallate, la sabbia, la natura in totale. Io sono un pilota di moto e cerco di fare il mio massimo, se la Dakar è verde, o blu o rossa per me non cambia nulla. Io sono concentrato sulla mia gara, il resto non mi interessa. A livello sportivo posso dire che è stata la Dakar più dura che io ricordi, non ho mai fatto una gara con una bagarre così intensa. Mai prima di ora abbiamo combattuto sul filo dei secondi. Una mattina - il penultimo giorno - avevamo un minuto e mezzo di differenza e non era mai successo prima"

Com'è il tuo rapporto con Marc Coma? All'arrivo delle speciali vi abbiamo visto spesso scambiarvi una stretta di mano…
"Lo facciamo spesso, e non perché c'è la televisione a riprendere. Lo facciamo tutti i giorni anche se non c'è nessuno che ci riprende. Lo facciamo per noi, per rispetto. Marc a volte è più bravo, apre lui la pista e a me piace congratularmi con lui alla fine, o viceversa"

E tutte le polemiche? Le accuse che ti muovono, le voci che corrono nei bivacchi….
Alza le spalle "Io sono un uomo di sport, nella vita così come nello sport, le polemiche non mi sono mai interessate. Non sono un pettegolo e per me esiste solo lo sport. La regola generale dello sport si evolve in tutti i sensi, a volte bene a volte male, è impossibile controllarlo. Mi ricordo che qualche anno fa la stampa veniva a chiederti com'era andata la tappa, come eri andato in pista. Oggi invece ti vengono a chiedere cose diverse, cosa ne pensi di questo fatto, oppure di quest'altro, io non mi ricordo mica che cinque o sei anni fa si pubblicassero foto scandalo così come non ricordo neanche che si facessero tutte queste polemiche"

Ti disturba questo? Ti toglie concentrazione?
"Mi feriscono le cattiverie che per esempio i giornali spagnoli scrivono su di me. Ad Andorra dove vivo, arrivano i quotidiani spagnoli e quelli francesi e mi dispiace che la mia famiglia legga cose negative su di me. Il papà della mia compagna ha 87 anni e so che queste frasi lo fanno soffrire non poco. Se fanno uno sgarbo a me non mi interessa, non mi tocca, ma se lo fanno alla mia famiglia allora mi dà molto fastidio"

Quest'anno alla dakar sono arrivati due calibri come Alessandro Botturi e Johnny Aubert, la vedi come una cosa positiva?
"Assolutamente sì. Sono rimasto favorevolmente colpito da Alessandro: non ha avuto nessun problema. Ci conosciamo da diversi anni e mi piace il suo spirito. Ma quello che conta è il risultato e posso dire che lui merita tanto di cappello. Lui è muscoloso e se ha sentito lui la fatica, ti puoi immaginare gli altri. Per Johnny sono contento, è un bene per la competizione che vengano sempre più piloti e anche nomi nuovi"

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fonte xoffroad.it
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Re: Axiver Incontra - Intervista a Cyril Despres

Messaggio » 09/02/2012, 15:23

Cyril.... :up: :up: :up:
Tira........Molla........Geppo (seinovanta)


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