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Yamaha WR 450F 2012

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Yamaha WR 450F 2012

Messaggioda jenk » 14 mar 2012, 22:32

Bentornata!
La sua leggenda si era appannata, soffocata da un immobilismo tecnico che durava da troppi anni. Ora la blu cambia faccia


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"Finalmente il Giappone ha presentato una vera moto da Enduro", ecco il commento entusiasta del nostro pilota Marco Brioschi, dopo aver messo i piedi sulla calda terra sicula, sede del press test della Yamaha WR 450F. Così, se nello scorso maggio la KTM - con la sua 350 e non solo - aveva aperto le danze delle presentazioni stampa, la Yamaha, proprio con la WR, chiude in maniera definitiva la stagione dei model year 2012. Dopo di lei si inizierà a parlare di 2013. Il ritorno di una jap, e di un marchio forte come quello Yamaha, nel mondo dell'Enduro ha la sua importanza, anche perché, se si esclude la Suzuki RM-X 450E lanciata per il 2010 – moto che tra le altre cose non ha scaldato troppo il cuore degli appassionati enduristi – è un po' che non arriva una vera novità dal paese del Sol Levante. Sì, è vero, la Honda ha sempre realizzato le sue "X", ma mai sfruttando al massimo il suo enorme bagaglio tecnico, tanto che, ancora oggi, le rosse montano il caro vecchio carburatore.
A Iwata, invece, hanno deciso di realizzare una moto da Enduro, punto e basta. E per farlo si sono guardati in casa. Il telaio della YZ 250F my 2012 è una certezza in quanto a rapidità e precisione di guida? Bene, la ciclistica della WR avrebbe avuto quella base, ovviamente riadattata. E il motore? Tutti pensavano che la scelta sarebbe ricaduta sul quattroemmezzo "al contrario" della moto da Cross. E invece no! Troppo esuberante, troppa cavalleria per una moto con i fari, destinata al grande pubblico. Più opportuno utilizzare lo storico cinque valvole tanto caro alla tradizione Yamaha, meglio ancora se impreziosito dall'iniezione elettronica. E il resto? Tutto realizzato ad hoc. Il risultato è davvero interessante, sia dal punto di vista dinamico, sia per l'impatto estetico.

UNA VERA ENDURO, FACILE E INTUITIVA
La nuova WR è una di quelle moto che solleticano la voglia di mettersi in sella al mattino e tornare a casa la sera, insomma, una moto per fare del sano off-road. È accogliente e con una ottima triangolazione sella/pedane/manubrio: "La si apprezza tanto nella mulattiera difficile - inizia a raccontare il nostro tester - sia per il telaio, sia per la facilità di erogazione del motore, garantita dall'iniezione. Una volta regolata bene la bilanciatura, la WR ha tantissima trazione. La forcella, con la taratura di serie, forzando il ritmo è un po' troppo morbida. Quando vai a frenare forte per poi impostare la curva, ti ritrovi leggermente sbilanciato verso il serbatoio, visto l'affondamento dell'avantreno che, comunque, deve supportare il peso (oltre che l'inerzia) di un motore quattroemmezzo. A stupire, considerata anche la massa della WR (Yamaha dichiara 129 kg con il pieno di benzina) è la maneggevolezza complessiva. Qui viene fuori tutta la bontà del telaio, capace di distribuire i pesi in maniera eccezionale. A parte quella leggera incertezza nell'inserimento curva causata dalla forcella morbida, una volta dentro il canale, la WR lo segue infatti con facilità ed efficacia. Per capirci meglio... in curva si riesce a essere molto veloci".

CINQUE VALVOLE CON L'INIEZIONE
Piace 'sta quattroemmezzo, eccome se piace, con un motore sincero capace di mettere a proprio agio anche l'amatore: "Il motore va davvero bene – riattacca il nostro Marco Brioschi – anche se richiede un uso del cambio abbastanza intenso. Non ha un allungo esagerato, ma ha coppia da vendere. Lavorando sulle mappature, si riescono comunque a ottenere dei miglioramenti sensibili in termini di allungo, incrementi che però vanno a sporcare la fluidità complessiva della curva di erogazione. A livello personale, infatti, la mappa che ho apprezzato di più è proprio la standard, la più regolare: con questa il motore - pur non facendo degli alti regimi il suo punto di forza – scarica a terra tutti i suoi cavalli senza nessuna incertezza. Nonostante la moto provata sia equipaggiata con il kit competition, rimane la sensazione di un propulsore un po' tappato, soffocato. Dall'altra parte, il vantaggio è la sua complessiva silenziosità, cosa non trascurabile in questi periodi in cui noi enduristi siamo trattati come sorvegliati speciali. Sono sicuro che, lavorando a livello di scarico e filtro, si possa tirare fuori ancora qualcosa da questo bialbero". Insomma, la blu non è un bombardone, ma questo poco importa: in sella a una 450, i cavalli sono l'ultimo dei problemi. La WR strizza l'occhiolino un po' a tutti, dall'amatore al corsaiolo, anche perché a certi dettagli, come ad esempio l'avviamento elettrico (dal funzionamento eccelso su questo modello) non ci rinunciano più nemmeno i campioni del mondo di Enduro.
Kit competition, dicevamo. Sì, proprio così: nei 9.050 euro necessari per portarsi a casa la WR 450F è compreso anche questo pacchetto composto dallo scarico racing (terminale e collettore con risuonatore), pignone da 13 denti, corona da 50, fino all'impianto elettrico semplificato con switch al manubrio come sulle sorelle da Cross YZ. Rimane optional, al prezzo di 277,00 euro, il Power Tuner, necessario per giocare con le diverse mappature. In valore assoluto il prezzo della Yamaha è alto, se si pensa a ciò che è "attaccato" a una moto da fuoristrada. A livello relativo, invece, la spesa è in linea con le avversarie. Il range di prezzo della classe quattroemmezzo Enduro, infatti, sta tutto tra gli 8.670 euro della Kawasaki KLX 450 – la più economica – e i 9.570 della HM Honda CRE F 450R, la più cara. Dalla WR, moto realizzata con grande cura, ci saremmo aspettati però paramani di serie, magari integrati al look della carrozzeria, come ormai KTM fa da parecchi anni. Il kit competizione, comunque, rimane un bel plus, e garantisce alla Yamaha una doppia personalità, così da rispolverare un po' il suo glorioso passato agonistico con il Team UFO Corse.
I giovanissimi forse non se lo ricorderanno nemmeno, ma soltanto quattro anni fa, era il 2008, fu proprio la Yamaha WR 450 guidata da Johnny Aubert a salire sul gradino più alto nel mondiale Enduro. Vinse in una categoria, la E2, dove quest'anno si sono imposte moto dalla cilindrata ibrida. Sembra passato un secolo, ma non è così: il quattroemmezzo è più vivo che mai. Sotto le ceneri calde di quel mondiale vinto d'autorità, la fiamma della WR arde più viva che mai. Il primo passo è stato fatto, la speranza, ora, è quella di vederla tornare al più presto sui campi di battaglia che le spettano, così da riemergere, anche a livello sportivo, come un'araba fenice.

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fonte xoffroad.it
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