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Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

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jenk
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Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

Messaggio » 13/04/2011, 21:54

Il settore della componentistica, nel quale l’Italia è sempre stata fortissima, sta soffrendo più di tutti la crisi. Le nostre aziende hanno grandi potenzialità. Ma occorrono investimenti. E qui andiamo male

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Una situazione generale difficile
Senza entrare nello specifico, la vicenda della Verlicchi (azienda bolognese, famosa da decenni per i suoi ottimi telai) si inquadra purtroppo in una situazione generale davvero deprimente, in merito alla quale ritengo di poter fare una serie di tristi considerazioni.
Da un lato c’è il mercato motociclistico in seria crisi, con numeri di vendita scesi a livelli assai preoccupanti, il che è dovuto in larga misura alla pessima situazione economica generale. Dall’altro c’è il fatto che le industrie italiane risultano particolarmente colpite, dati gli elevati costi di produzione.
Le nostre moto si salvano (abbastanza) per lo stile e il sapore particolari, oltre che per le eccellenti prestazioni, anche se non costano poco. E comunque la aziende che le producono sono oramai poche, dato che si riducono in pratica al gruppo Piaggio, alla Ducati e alla MV Agusta, più la Beta, la Benelli e (se si salva) la Morini. Queste ultime sono comunque piccole realtà, con numeri davvero trascurabili, a livello mondiale.

Il settore della componentistica
Purtroppo la situazione è peggiore per quanto riguarda un settore, quello della componentistica, nel quale l’Italia è sempre stata fortissima. A parità di livello qualitativo, oggi fabbricare qualcosa nel nostro paese costa più che nelle nazioni emergenti. Il riferimento è non solo a Taiwan e alla Cina, ma anche ad altre del sud-est asiatico, come la Tailandia. Logico dunque che grandi costruttori si rivolgano a tali paesi, oggi in grado di realizzare, magari sotto accurato controllo da parte del committente, prodotti di livello qualitativo più che adeguato.
Visto che non si può essere concorrenziali a livello di costi, l’unica è dare qualcosa di più, a livello tecnologico. I tedeschi lo hanno capito perfettamente e in molti settori (metallurgia, fonderia, trattamenti, etc…) mostrano la strada. Le nostre aziende, almeno in certi settori, potrebbero fare altrettanto o quasi. Ma occorrono investimenti. E qui andiamo male. Tempo fa, in occasione di una fiera, chiesi al responsabile di una delle nostre migliori fonderie di leghe leggere per quale ragione non impiegassero lo squeeze casting o la colata in semisolido. La risposta fu che occorrevano forti investimenti, non giustificabili in base alla richiesta. Non gli è venuto in mente che avrebbero dovuto essere loro stessi a proporre dei prodotti realizzati con le nuove tecnologie. E che se lo facevano all’estero, forse avremmo dovuto farlo anche noi. Dunque, potrebbe non essere solo una questione economica, ma anche un fatto di mentalità.

Grimeca, Paioli, Verlicchi... Cosa succede alle nostre aziende?
Comunque stiano le cose, il treno lo stiamo perdendo alla grande. La Grimeca e la Paioli hanno cessato l’attività o sono in procinto di farlo, la Verlicchi è messa come sappiamo, la Marzocchi è stata venduta a un gruppo americano specializzato in componenti per auto. A fare i pistoni in numero davvero cospicui sono rimaste la Asso e la Vertex; la Mondial è di proprietà tedesca e lavora per le auto, un nome famoso come Borgo è scomparso dalla scena, lo stabilimento Nova di Desenzano non è più in attività… Lasciamo poi perdere le fonderie di leghe leggere, un tempo autentico fiore all’occhiello della nostra nazione.
Possibile che la Mahle e la KS abbiano prodotto milioni di pistoni mediante squeeze casting (procedimento impiegato anche dalla Porsche per il basamento dei motori della serie Boxster), e da noi non ne sia stato realizzato neanche uno? Per non dire del Vacural…
La Brembo, invece, è un vero riferimento a livello mondiale nel suo settore; offre prodotti straordinari per qualità e prestazioni e ha sempre investito nella ricerca e nelle nuove tecnologie. Un esempio che anche altri avrebbero dovuto seguire… Molto OK poi anche la Marelli e la Pirelli, ma si tratta di autentici colossi, che hanno sempre dedicato ampio spazio alla ricerca e allo sviluppo e che sono comunque assai più legati più al settore automotive (nel quale i numeri sono ben diversi) che a quello motociclistico.

fonte moto.it
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Re: Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

Messaggio » 13/04/2011, 21:59

Mamma mia che brutto leggere questo......siamo proprio l'Italia che vediamo e non l'Italia che dovrebbe essere sulla bocca di tutti per il prestigio di tanti marchi e aziende

che tristezza leggere questo
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Re: Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

Messaggio » 13/04/2011, 22:01

trivella ha scritto:Mamma mia che brutto leggere questo......siamo proprio l'Italia che vediamo e non l'Italia che dovrebbe essere sulla bocca di tutti per il prestigio di tanti marchi e aziende

che tristezza leggere questo

condivido in pieno... :crycry:

Marcello Carucci
 
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Re: Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

Messaggio » 14/04/2011, 21:05

CONCORDO ANCHE IO :crycry: :crycry: :crycry:

countach
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Re: Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

Messaggio » 14/04/2011, 22:42

la situazione è veramente brutta si sa, ma risolverla è veramente difficile.
vi racconto due aneddoti di quando ero a fare la tesi in MV (era già passata ad Harley e aveva già venduto husky a :bmw: ) )

1.le sale prova. c'era li un tecnico giapponese, trasferitosi in italia per il nostro bel paese e per seguire "l'avventura" superbike di MV. beh io ho visto quelle di sale prova e quelle del politecnico dal vivo, quindi non posso fare chissà quali paragoni ma lui diceva che quelle sale prova erano OBSOLETE in Yamaha nel '90...infatti quelle sale prova sono quelle fatte per l'avventura CAGIVA nel motomondiale e mai + aggiornate...vedendo i video di matthigofen sembra fantascienza....

2.per costruire le moto servono molti componenti, molti dei quali non si costruiscono più in italia. Bene per effettuare ricerche di mercato era andato un tecnico verso l'est del mondo...in india costruire un cambio completo di montaggio, compreso di spedizione veniva a costare grosso modo come a prendere due ingranaggi e fargli lavorare il foro.... :S

rimanendo in tema di moto, visto che vendere le moto a 30000€ non è facile e non si può sperare in numeri elevati di vendite, bisogna per forza abbattere i costi...
Chi va piano....arriva tardi!!!

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Re: Aziende italiane: stiamo perdendo il treno!

Messaggio » 15/04/2011, 7:58

Ehhhh si! Però poi c'é l'altra faccia della medaglia!!!!

In Italia manager sempre più ricchi, più umili in Svizzera. Si impoveriscono i Ceo di Credit Suisse e Ubs
Dato che la crisi è crisi, anche i manager dovevano essere in qualche modo tutelati. Ed è su questa linea di pensiero che, magicamente, gli stipendi dei dirigenti delle aziende nel 2010 sono lievitati.
In Italia le buste paga dei vertici delle quotate a Piazza Affari sarebbero più pesanti, stando a un'indagine svolta da "Il Sole 24 Ore", del 17% rispetto all'anno precedente. I 100 uomini d'affari più pagati del mondo avrebbero percepito, in totale, un ammontare di 300 milioni di euro. Nonostante il crollo a picco dei listini europei, la tendenza di tenere ben ricompensati i manager si è riconfermata.

Ad alzare comunque la media dei super bonus della vicina Penisola è stata la maxi liquidazione dell'ex ad di Unicredit Alessandro Profumo cui sono stati consegnati 38 milioni lordi che superano i 40 se si aggiunge l'ultimo stipendio. Segue Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, che con 8,728 milioni ha ingrassato del 71% il suo salvadanaio, riempito con 5,12 milioni nel 2009. Terzo Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, Prelios e Camfm, con 6,618 milioni, cresciuto dell'11,5% rispetto all'anno precedente.
Fuori dal podio Cesare Geronzi, quarto con circa tre milioni in saccoccia se sommati i due stipendi, quello di Generali e quello di Mediobanca cui si devono aggiundere i 16,67 milioni di buona uscita.
Chi invece si è inaspettatamente impoverito è Sergio Marchionne, al 21esimo posto, da 4,78 a quasi 3,5 milioni, mentre il patron di Tod's, seppur dietro all'ad Fiat al 26esimo gradino della classifica, ha pensato bene di triplicarsi lo stipendio a 3,03 milioni.

Su scala mondiale si parla di cifre più modeste. In Francia Frédéric Oudéa, amministratore delegato di Société Générale ha ricevuto il primo bonus da quando è in carica nel 2008, pari a quasi 600mila euro per un compenso totale di 1,75milioni. A Josef Ackermann, a.d. di Deutsche Bank, sono andati 8,85 milioni, 2,7 in liquidità, il resto in stock option più 5 milioni che saranno erogati dal 2012 sulla base dei risultati ottenuti. Anshu Jain è più pagato del suo ad con 12 milioni.

Più umili gli svizzeri: Brady Dougan, al timone di Credit Suisse, ha subito un taglio da 19,2 a 12,8 milioni di franchi svizzeri; Oswald Grubel, ad. di Ubs ha rinunciato al bonus del 2010, ricevendo come stipendio fisso 3 milioni di franchi.
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