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XOffRoad interview - David Philippaerts - DP19

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jenk
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XOffRoad interview - David Philippaerts - DP19

Messaggio » 09/04/2013, 20:05

Dopo due stagioni segnate dagli infortuni, il guerriero volta pagina. E se le cicatrici aumentano, la determinazione e la grinta rimangono quelle di sempre

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E' soprannominato il guerriero e non a caso. L'aggressività che sa tirare fuori nei momenti topici delle gare, nei duelli più duri, è la sua caratteristica principale, unita a una forza di volontà che mai lo abbandona, neppure nelle ore terribili dei gravi infortuni. Nessuno potrà mai dimenticarsi gli ultimi giri della prima manche del Trofeo delle Nazioni a Franciacorta: Ivan Tedesco divorato come una preda a poche curve dal traguardo dopo una rimonta incredibile durata tutta la gara! Quel sorpasso da solo valeva il prezzo del biglietto. Così come rimarrà impressa nella mia memoria l'uscita dalla pista tenendosi in mano il polso infortunato nel GP di Svezia dello scorso anno, dopo una caduta rovinosa a causa di uno sfortunato inconveniente meccanico. Quella smorfia di dolore sul volto del guerriero ferito, ancora una volta, non si scorda facilmente. Ma anche questo è David Philippaerts, il nostro DP 19. Lo incontriamo nella sede del suo nuovo Team, quello di Giacomo Gariboldi, e la chiacchierata parte proprio da quel terribile ultimo infortunio ai polsi già martoriati in precedenza.

David, raccontami come stai oggi?
"Rispetto al primo infortunio di due anni fa molto meglio. Allora ero risalito in moto praticamente solo a gennaio e il dolore era forte, soprattutto nelle piste dure e molto bucate. Questa volta invece sono tornato prima, già a ottobre, ma senza dolore, come ho potuto appurare sulla terribile sabbia di Riola e a Malagrotta, davvero molto 'bucata'. Quindi, direi che va decisamente meglio".

Bene. Hai dovuto cambiare qualcosa a livello di preparazione fisica invernale, visto che il mondiale comincerà prima e che guiderai una moto nuova dopo cinque anni in Yamaha?
"Abbiamo cominciato ad allenarci prima, proprio perché il Mondiale inizia a marzo; tutto è stato anticipato di un mese. In più, il non dover fare dei test programmati, come di solito capita quando si è piloti ufficiali, mi ha permesso di girare tutto il mese di novembre solo per divertirmi, per il gusto di stare su una moto insieme ai miei amici. Quando hai dei test organizzati ufficialmente dalla casa madre tutto diventa più serio, è un 'lavoro' più che un divertimento. Non che ora non facciamo test, ma è il modo di affrontarli che è diverso: quando arriva qualcosa da provare lo si fa durante una semplice giornata di allenamento, non in modo così programmato".

Dopo la Yamaha, non hai avuto problemi ad abituarti alla Honda?
"No, perché mi sono trovato subito bene. Sono rimasto sorpreso da come un 450 possa essere così facile da usare, così piccola e maneggevole. Mi trovo davvero a mio agio con questa moto".

Dai, raccontaci un po' cosa rimpiangi della tua vecchia Yamaha e cosa invece apprezzi maggiormente sulla tua nuova Honda CRF 450R…
"Ti dico la verità, degli ultimi tre anni non rimpiango nulla… io ho sempre lavorato duramente e ho cercato di dare sempre il massimo. E penso che avendo vinto anche dei GP ho dimostrato di aver lavorato bene, infortuni a parte. Ma secondo me quella moto era nata proprio male, anche se un pilota ufficiale come lo ero io deve sempre dare tutto con il materiale che ha a disposizione, proprio quello che abbiamo fatto io e Frossard, che è stato anche vice campione del mondo. Ma non mi sono mai trovato a mio agio mentre, come dicevo prima, sono rimasto sorpreso dalla facilità di questa Honda CRF 450R. E ogni step evolutivo mi convince sempre di più della mia scelta...".

Noi di XOffRoad abbiamo provato la tua Yamaha ufficiale più volte e siamo sempre rimasti sorpresi dalla grande potenza di quel propulsore, che tu volevi proprio così, vigoroso e forte. Honda sicuramente paga qualcosa in termini di potenza, soprattutto nella versione standard, sono riusciti a darti un motore come piace a te?
"Probabilmente paghiamo ancora qualcosa in termini di potenza massima, ma nelle due gare degli Internazionali sono sempre partito bene, quindi vuol dire che siamo sulla strada giusta. Poi le manche sono lunghe e non è detto che avere qualche CV in meno rispetto agli anni passati mi consenta una condotta diversa, con dei finali di gara più aggressivi e produttivi".

Per un lungo periodo sei stato pilota ufficiale, prima in KTM e poi in Yamaha; quali sono le differenze che hai notato ora che corri per un team non supportato direttamente da una casa madre?
"Per ora ti posso dire che ho trovato quasi tutto meglio. L'unica pecca è che cominciando così presto le gare non abbiamo proprio il tempo materiale per provare step evolutivi sulla moto, perché molte parti non erano pronte e stanno arrivando soltanto adesso, mentre nei team ufficiali tutto il materiale buono viene provato a novembre. Ma ti posso assicurare che saremo pronti e competitivi anche noi, ci serve solo più tempo. Per il resto, quando c'è un problema o quando si vuole provare qualcosa di diverso, la reazione di un team come questo è sicuramente più rapida. Inoltre, il clima che si respira sotto la tenda è più rilassato, non ci sono tutte quelle pressioni che avevo prima, si scherza di più e anche questo aiuta".

Come è stato il confronto con i tuoi rivali in queste prime gara, come ti senti fisicamente?
"Diciamo che io mi sento bene, ma mi mancano un paio di secondi rispetto a Cairoli. Con gli altri, come Frossard o 'Bobry', siamo li. Antonio è in un momento della sua carriera in cui va davvero forte. Guida come se non si fosse mai fermato quest'inverno ed è preparatissimo fisicamente. Io, in queste prime gare, mi accontento di stare nel gruppo dei primi per prendere ritmo ed arrivare pronto al Mondiale, dove il mio obiettivo è di stare nei primi cinque. Se riuscirò a raggiungerlo sarò soddisfatto".

A causa della partenza del Mondiale a marzo hai dovuto anticipare la preparazione. E una cosa buona?
"Effettivamente mette tutti in difficoltà, sia noi piloti sia i meccanici, perché non si è avuto il tempo per provare praticamente nulla. Inoltre faremo due trasferte extraeuropee dove non sarà possibile avere il camion con tutti i ricambi, ma solo due moto spedite in cassa. E questo potrebbe complicare ulteriormente le cose".

E della manche mista MX1/MX2 che debutterà in Qatar cosa pensi?
"Io sono un po' all'antica. A me piacevano le qualifiche al sabato aperte a tutti quelli che volevano provarci e poi, per i meritevoli, le due manche alla domenica, con le categorie divise. Ma capisco anche che quattro ore di manche non aiutano ad avere un'adeguata copertura televisiva e soprattutto uno spettacolo facilmente vendibile. Quindi se questo può essere un modo per arrivare ad un pubblico più vasto, vale la pena tentare".

Dopo il Mondiale del 2008 non sei più riuscito a ripeterti, pur rimanendo sempre nelle zone alte della classifica. Vincere un Mondiale non è sicuramente mai facile, ma c'è qualcosa che rimpiangi di non aver fatto o di aver tralasciato in questi anni?
"Dal punto di vista fisico assolutamente no. Mi sono allenato sempre di più e non ho mai tralasciato nulla. Sulle scelte fatte invece mi pento amaramente di aver deciso di collaborare con Öhlins nel 2010. Tornassi indietro non lo rifarei più. Quell'anno potevo lottare veramente per il titolo, perché fisicamente stavo bene ed anche il motore andava veramente forte. Insieme a Michele Rinaldi decidemmo di fare quella scelta azzardata, e ce ne pentimmo tanto che l'anno dopo tornammo a Kayaba con materiale standard che andava meglio. Nel 2009 arrivavo da vincitore e se vincere il titolo è difficile, confermarsi campione lo è ancor di più! In più, sono sincero, è arrivato Cairoli che ha stravolto tutti gli equilibri della MX1, sia come modo di guidare e di intendere le gare sia come regolamenti (vedi l'avvento del 350, ndr). Nel 2011 stavo lottando per la top 5, che io reputo un ottimo risultato nella MX1 di oggi. Poi purtroppo arrivò l'infortunio, certo per causa mia, ma non per svogliatezza, perché quel giorno ero davvero stanco: ma decisi di allenarmi in moto lo stesso e mi feci male. Lo scorso anno idem, ero in lotta per il quinto posto prima dell'infortunio in Svezia, questa volta causato da un inconveniente meccanico. Personalmente, ripeto, non mi sono mai tirato indietro quando c'era da allenarsi duramente, per questo non ho rimpianti".

Conosciamo David Philippaerts da tempo e, dal tono della sua voce, capiamo che anche quest'anno è pronto a fare sacrifici per lottare in mezzo all'eccellenza del Mondiale Motocross. Ed è questo il David che vogliamo noi, il guerriero che non si arrende mai. Un grosso in bocca al lupo per questa nuova avventura DP 19!

fonte xoffroad.it
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jenk
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Re: XOffRoad interview - David Philippaerts - DP19

Messaggio » 09/04/2013, 20:08

jenk ha scritto:In più, sono sincero, è arrivato Cairoli che ha stravolto tutti gli equilibri della MX1, sia come modo di guidare e di intendere le gare sia come regolamenti (vedi l'avvento del 350, ndr).

Pochi CAMPIONI e DP19 lo è ....
dicono queste semplici parole :clap: :clap:
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Vincenzo
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Re: XOffRoad interview - David Philippaerts - DP19

Messaggio » 09/04/2013, 20:41

Boh...certe affermazioni mi lasciano perplesso.....praticamente in passato non è mai stato contento di niente?
O bianco o nero...ma sempre orange...
vincenzo@myktm.it

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Re: XOffRoad interview - David Philippaerts - DP19

Messaggio » 09/04/2013, 20:54

Oggi sei positivo Vince :rotlf: :rotlf:
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