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Nuova Rubrica - SX Classic

Commenti e curiosità dalle competizioni.

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jenk
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Nuova Rubrica - SX Classic

Messaggio » 29/11/2012, 20:47

a cura di Nicola Paoletti

Con questa settimana, in avvicinamento alla partenza della stagione Supercross 2013, la nostra redazione ha deciso di iniziare una rubrica settimanale con le gare di Supercross più significative, più belle o più singolari della storia. E chi poteva curare questa rubrica se non il nostro Nicola Paoletti.
Ecco il primo pezzo.
Il Supercross compie 41 anni proprio nel 2013: dovete sapere che il primo “Supercross” si svolse nella primavera del 1972 a Daytona, nell´infield dell´anello asfaltato come riempitivo della 200 miglia.
L´idea venne realizzata da Gary Bailey “The Professor”, proprio il padre di David Bailey “The Little Professor”, che per smorzare i tempi morti delle gare di velocità propose di allestire una pista di motocross all´interno del circuito, stesso organigramma che viene seguito ancora oggi per quella che rimane la gara supercross più “outdoor” di tutte.
Quella fu la prima idea “involontaria” di qualcosa, che poi diventò a tutti gli effetti realtà grazie a Mike Goodwin, che invece studiò proprio l´idea di portare il motocross negli stadi e la realizzò la stessa estate del 1972 al Los Angeles Coliseum, con un progetto partito disegnando la sua idea su un tovagliolo di carta in un bar.
La manifestazione al Coliseum fece subito il tutto esaurito, e da lì prese vita sviluppò quello che ancora oggi è un bacino di interesse e di seguito secondo solo alla NASCAR tra gli sport motoristici in USA.
Il Supercross è anche il “segreto” che ha permesso alla scuola americana di fare passi da gigante e detronizzare completamente la scuola Europea a partire dai primi anni 80.
Velocità, precisione, aggressività, rapidità d´azione, sono tutte qualità che il Supercross riesce a sviluppare in un pilota, qualità che poi ben si adattano anche nelle piste “vere” di motocross, completando il pilota in maniera impeccabile.
Tutti i più grandi nomi che hanno vinto nel Supercross sono sempre stati competitivi anche nell´outdoor, lo stesso non si può dire del contrario.
Hannah, Bailey, Johnson, Ward, Hansen, McGrath, Bayle, Stanton, Carmichael, Reed, Stewart, O´Mara, nomi che hanno fatto la storia dello sport anche nel motocross tradizionale.
Nomi di grande levatura anche quelli che mai si sono fregiati del titolo Supercross: Bradshaw, Larocco, Kiedrowsky, Windham, Henry ecc.
Di impatto significativo anche l´evoluzione che hanno avuto le piste, le moto e ovviamente gli stili di guida.
Il Supercross è la base di partenza per quanto concerne l´evoluzione dello stile del motocross in generale, tutto quello che nasce nel Supercross, viene poi applicato anche al motocross tradizionale.
Diverse annate, diverse stili, diversi anni ma un unico denominatore: l´evoluzione del motocross parte sempre dal Supercross.
Aspettando Anaheim 1 2013!
Ci “leggiamo” presto…

fonte mxnews.net
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jenk
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Re: Nuova Rubrica - SX Classic

Messaggio » 01/12/2012, 14:37

SX Classic - Thirteen
La gara che fermò MC - di Nicola "Sick" Paoletti


Lo sapete che nei grattacieli americani non esiste il numero 13? Si passa dal 12° al 14° piano. Il numero 13 è sempre stato un numero che negli USA porta sfiga! Se volete un’ulteriore conferma, chiedetelo a Jeremy McGrath!

Jeremy McGrath è “uno conosciuto" da tutti coloro che gravitano attorno al mondo del Supercross, è stato il RE incontrastato del Supercross. Il suo nickname “Showtime”, successivamente fu cambiato dai suoi tifosi in ”THE KING OF SUPERCROSS”, dopo 72 vittorie accumulate nella sua carriera. Il soprannome di RE della disciplina non poteva essere più azzeccato.

Nella storia del Supercross, il record di 8 vittorie in una sola stagione di Jean Michael Bayle (1991) sembrava imbattibile, fino a che Damon Bradshaw nel 1992 vinse 9 gare (ma perse il titolo), così come quello di vittorie consecutive che apparteneva a Ricky Johnson (5), che nel 1989 sembrava avviato al suo terzo titolo Supercross con una disarmante superiorità, purtroppo per contatto con Storbeck alla prima del National (allora il National vedeva abbassarsi il cancelletto quando il Supercross era ancora in corso) gli fece concludere la stagione e purtroppo anche la carriera.
McGrath vinse il suo primo titolo Supercross da rookie nel 1993 (con il nuovo record di 10 gare vinte in una stagione), accumulando vittorie e titoli anche nel 1994, 1995, per arrivare alla stagione 1996.
Jeremy McGrath si presentò in forma perfetta: Campione in carica Supercross e National 250, partì con i favori del pronostico, ben consapevole del suo potenziale e, della sua forza, lo erano anche i suoi avversari. Al via del campionato Supercross “MC” vince le prime gare con disarmante facilità: 1,2,3... quasi senza lottare con gli avversari. Le striscia di vittorie, “the winning streak” si allunga e tutti attendono Jeremy a Daytona, tracciato conosciuto per un layout più simile ad un National che ad una vera gara di Supercross, ma Showtime vince anche li, e lo streak incede!
Gli avversari partono già battuti, McGrath a titolo già vinto non nasconde la sua intenzione di realizzare la “perfect season” (impresa fino a quel giorno mai riuscita a nessuno nei campionati americani). E’ la prima volta che questo termine risuona nell’ambiente, un concetto che fa scuotere la testa a molti per la difficoltà a compiere davvero un´impresa simile, ma che con il passare delle gare e con un pilota come McGrath, prende sempre più realismo.
Ma la pressione attorno a Jeremy si fa pesante, tutti si attendono la sua vittoria ad ogni gara e nessuno sembra essere in grado di arrestare il suo ruolino di marcia, che potrebbe segnare un risultato difficilmente pareggiabile nel tempo.
Si arriva a Saint Louis, sede della 14a prova, in casa di Jeff Emig.
McGrath ha collezionato 13 perle consecutive, ne mancano solo 2 per segnare la “stagione perfetta”. Se chiedete a Jeremy quale gara vorrebbe poter rifare nella sua carriera, vi risponderà “quella di Saint Louis” perché fu la gara che sancì come 13, il record di vittorie consecutive in una stagione di Supercross.
Una partenza sbagliata (sintomo della pressione), un Mike Larocco molto tonico e un Jeff Emig praticamente perfetto (alla sua seconda vittoria in carriera nel SX) mettono definitivamente fine alle speranze di McGrath e delle migliaia di tifosi che avrebbero davvero voluto vedere un´impresa del genere realizzata, da quello che forse a tutt´oggi è stato in assoluto il pilota più amato dal pubblico e rispettato dagli avversari.
Nel futuro, arriverà un´altro pilota che replicherà la striscia vincente di McGrath.... ma questa è un´altra storia.
Godetevi il filmato con il commento originale di Art Eckman e David Bailey, la coppia di commentatori entrata nella storia, fate anche caso a come le moto venivano guidate con più “body english” (movenze di bilanciamento del corpo del pilota) oltre alla velocità fine a stessa, molto lontana dalle velocità supersoniche dei piloti attuali con le 4 Tempi.
Se volete saltare direttamente al main event, portate la barra a 1:09:00.
Buona visione!



fonte mxnews.net
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Re: Nuova Rubrica - SX Classic

Messaggio » 06/12/2012, 21:09

La prima volta non si scorda mai!
SX Classic - di Nicola Paoletti


La stagione 1997 è una stagione ricca di imprevisti e sorprese.
Dopo un quadriennio dominato da Jeremy McGrath su Honda, il 1997 sancisce la prima sconfitta del “King of Supercross”, motivata da diversi fattori, primo tra tutti: il passaggio improvviso alla squadra Suzuki, deciso pochi giorni prima della partenza del Supercross, dopo dissapori contrattuali con la casa alata e un feeling pessimo con la rivoluzionaria (ai tempi) Honda CR 250 con telaio in alluminio.
A dicembre, dopo aver provato le moto a Bercy, McGrath entra in stato confusionale per la sua prima volta in carriera, la moto è a suo dire inguidabile e le clausole del nuovo contratto limitano anche le sue azioni nelle vita privata.
McGrath, dopo aver parlato con la sua famiglia, accetta la scommessa di Suzuki e DeCoster (allora team Manager Suzuki), sebbene le sole due settimane di tempo prima dell’inizio del SX, per mettere a punto la moto siano veramente poche.
La prima gara vede la sorprendente vittoria di Albertyn (Suzuki) e la gara peggiore di McGrath, con una moto non a punto e due incidenti provocati volontariamente da Lamson (Honda) complice di una penosa politica ostruzionistica e antisportiva da parte di Honda.
Il protagonista del 1997 fu Jeff Emig (Kawasaki), che vinse a Las Vegas il suo primo e unico titolo Supercross, dimostrando di essere davvero l´avversario numero 1 di McGrath.
La stagione è piena di sorprese e duelli, con gare che vedono vincitori nomi nuovi e diversi dai soliti ”noti”(per esempio Windham che, pur gareggiando ancora in 125, ha preso parte e vinto una gara della classe maggiore), tant’è che la corsa per il titolo si dimostra combattuta fino all´ultima gara in cui solo la sfortuna e una moto non a posto hanno privato Jeremy dal vincere il suo 5° Campionato Supercross consecutivo. Ad approfittarne della stagione “storta” di MC, è stato Jeff Emig, che grazie alla sua grinta, classe e costanza, è riuscito ad aggiudicarsi il Titolo.
La gara di Las Vegas, ultima e decisiva del Campionato, oltre a focalizzare l´interesse sul reale epilogo della stagione SX 1997, vede il debutto assoluto in USA della prima Yamaha YZM 400 F, la prima e vera moto da cross 4 tempi “moderna”, alla sua prima uscita pubblica, alla sua prima gara titolata, il pilota: Doug Henry.
Nonostante l´ottimismo da parte della Yamaha, e le belle cose sentite dire e lette sulla stampa, nessuno aveva ancora visto quel nuovo progetto a 4 tempi in azione.
Il debutto per Yamaha, era una situazione vincente, non c´era nulla da perdere, la moto era un prototipo, se ci fossero stati problemi... era anche una cosa normale: vincere?!?! Non ci pensava nessuno... forse...
La curiosità e lo scetticismo sono le principali sensazioni che trapelano dal pubblico, gli avversari di Henry sembrano neanche considerare seriamente quella moto “massiccia” dal suono inconfondibile: “Troppo pesante”, “poco reattiva”, “poco maneggevole”, questi sono i commenti rivolti a quella che diventerà la moto del futuro, e quella sera protagonista di un´impresa storica.
La pista di Las Vegas si presenta con un terreno durissimo e lucido, condizioni ottimali per l´erogazione fluida di un 4 tempi. Doug Henry, dopo settimane di test, sembra anche convinto delle sue potenzialità, correndo anche in un clima senza alcuna pressione, vista la novità di una moto prototipo che non aveva ancora una linea di vendita. I presupposti potevano essere anche ottimistici, ma di riscontri veri e propri in una disciplina come il Supercross, dove agilità della moto e rapidità d´azione sono caratteristiche fondamentali, non ve ne erano ancora stati.
E poi l´assegnazione del titolo con i 2 pretendenti Emig e McGrath a giocarsela proprio in questa finale, era lo spunto di interesse più importante.
Henry in finale parte primo e nessuno lo vedrà più, vincendo in assoluta supremazia, con un margine imponente entra di diritto nella storia, con la prima vittoria di una 4 tempi proprio nella gara del debutto assoluto.
Emig vince il titolo, ma questa gara decreterà il vero punto di inizio di una nuova era: quella del 4 tempi.
Il via della finale è a 1:08:00, buona visione.



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Re: Nuova Rubrica - SX Classic

Messaggio » 13/12/2012, 19:02

SX Classic - He will be
La gara in cui RC4 conquistò il pubblico - di Nicola "Sick" Paoletti


La stagione 2002 si apre con il sorprendente passaggio di Ricky Carmichael alla Honda.
Dopo 5 anni di digiuno dal titolo, la casa alata vuole riconquistare lo scettro, e non c´è modo migliore che accaparrarsi quello che sulla carta è il pilota più forte, motivato e preparato.

Ricky Carmichael, dopo una carriera passata nelle file della Kawasaki, si fa convincere da un ingaggio enorme (2 milioni di dollari a stagione + bonus) creando un turbinio di chiacchiere sulla sua lealtà sportiva, viene visto da molti come “traditore” e opportunista, il ruolo dell´antipatico è aggravato dal fatto che è anche il pilota che ha battuto McGrath, fino ad allora l´unico incontrastato beniamino del pubblico.
McGrath nel 2002 affronta la sua ultima stagione ufficiale (a sua insaputa), partito con propositi di rivincita dopo averle prese alla grande nel 2001 da RC, va incontro alla sua prestazione più deludente.
Attanagliato da problemi cronici agli avambracci (problema mai avuto in carriera e motivato quell´anno forse da un regime di sovrallenamento), non riesce più a vincere una gara, e deve digerire anche l´onta del doppiaggio nella prima di Anaheim.

Ricky Carmichael, con uno “zero” alla prima gara per un “capottone” impressionante, si riconfermerà Campione nonostante le critiche, i fischi, i detrattori e un setting della moto davvero singolare!
Con un sag dell´ammortizzatore posteriore esageratamente pronunciato e un manubrio da chopper, sono in tanti ancora che si domandano come sia stato possibile guidare una moto del genere.
Noterete anche lo stile selvaggio di guida del primo Ricky Carmichael (sempre sull´orlo di una caduta imminente), forse aggravato proprio dalla scelta del suo setting. Per la prima volta il Campione dell’anno precedente non applica il #1 sulla moto. Per una decisione di marketing RC tiene il #4, e questa è la prima vera decisione di marketing identificativo fatta nel nostro sport.

David Vuillemin si trovò a condurre il Campionato fino a quando un Carmichael di nuovo in forma e un infortunio al ginocchio non gli privarono quella che forse era più di una speranza di vittoria del Campionato Supercross 2002.

Quella di questa puntata di SUPERCROSS CLASSIC è una gara dove Ricky Carmichael dimostrerà perchè diventerà il “The GOAT”. Uno sfoggio di grinta e forza di volontà che abbiamo apprezzato nel corso degli anni. Questa è un po´ anche una gara simbolo, in quanto riavvicinerà il pubblico ed RC4, proprio per il valore dimostrato, niente “chiacchiere e distintivo” ma solo una tenacia degna di rispetto conquistato sul campo.
Un recupero dalla penultima posizione al secondo posto con una moto “svergolata” e la visiera del casco fastidiosamente divelta. Con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, ma se ci fosse stato un giro in più, è molto probabile che Carmichael avrebbe costruito un´alta storica vittoria.
Fonseca, Tortelli, Lusk, Ramsey, Vuillemin, McGrath, Roncada e lo stesso RC si alterneranno in una gara mozzafiato, fatta di scambi al vertice, scivolate, cadute: un turbinio di eventi che elegge di sicuro questa gara di Pontiac 2002 come una delle più belle della storia del Supercross.
Da non dimenticare come la vittoria di Ramsey (sua unica vittoria nel Supercross) sia anche la prima della Honda 4 tempi e la seconda vittoria assoluta di un 4 tempi dopo quella di Henry del 1997 che abbiamo visto nella scorsa puntata.

Notare come le velocità decisamente minori rispetto al Supercross attuale permettessero delle traiettorie più varie e la minor potenza delle moto valorizzasse meglio il gesto atletico e lo stile di ogni singolo pilota.

La finale è al minuto 34.



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