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Intervista a Manuel Lucchese, Campione del Mondo Baja 2012

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Intervista a Manuel Lucchese, Campione del Mondo Baja 2012

Messaggio » 17/10/2012, 20:36

Manuel ci racconta una stagione piena di soddisfazini e come si sta preparando alla Dakar 2013. Il pilota Husaberg chiarisce anche la polemica virtuale con Nicola Dutto

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Il Rally del Marocco, che fa parte del trofeo iridato Baja World Cup, ha laureato Manuel Lucchese Campione del Mondo nella Categoria over 450. Abbiamo colto al volo l'occasione per sentire il pilota italiano e conoscere i suoi programmi futuri in vista della prossima Dakar.

Complimenti Manuel, sei Campione del Mondo. Era il tuo sogno da bambino, immagino. Raccontaci com'è andato il campionato.
«Il campionato è andato bene, sono felicissimo di essere riuscito ad aggiudicarmi il titolo qui in Marocco con una prova d'anticipo e faccio i miei complimenti anche ad Alex Zanotti che ha vinto il titolo nella 450cc. Le Baja in Europa al momento stanno crescendo e ammetto che l'assenza di alcuni piloti ha sicuramente reso le cose meno impegnative. Oltre a questo campionato sono riuscito a concludere 2° nel Mondiale Rally Junior davanti al pilota Honda HRC Sam Sunderland il che per me è stata un'altra grande soddisfazione anche se con un pizzico di fortuna in più (nella prima prova ad Abu Dhabi sono stato costretto al ritiro per motivi tecnici) avrei potuto puntare al titolo».

Con che moto hai corso?
«Quest'anno ho corso la Coppa del Mondo Baja in sella alla Husaberg FE 570cc mentre il Mondiale Rally a bordo di una Husaberg FE 450cc con un apposito kit».

Come vedi i tuoi avversari più forti, a partire da Depres, Coma?
«Beh Despres, Coma e gli altri top rider della Dakar al momento sono irraggiungibili per me e sicuramente se avessero gareggiato nella Coppa del Mondo Baja sarebbe stato veramente difficile pensare a una vittoria. Però in qualche gara come il Rally di Sardegna sono riuscito a mettere dietro alcuni degli altri piloti ufficiali, il che ha significato un momento importante della mia carriera. Al momento li vedo comunque su un altro pianeta, ciò non toglie che sogno di riuscire a lottare con loro in futuro».

Quali sono stati i momenti più belli e quali i più difficili?
«I momenti più belli sono ogni volta che sono in sella alla mia moto, le sensazione e le emozioni che vivi durante un rally o una Baja sono davvero speciali. Per certi versi queste gare e in particolar modo la Dakar sono vere e proprie metafore della vita perché ti insegnano a non mollare mai e crederci sempre».

La crisi economica ha colpito anche i rally ovviamente. Come fa un giovane pilota come te a trovare le risorse per correre? Si potrebbe dire che ti sei inventato agente di te stesso. E con grande successo.
«La crisi specialmente in Italia è ai massimi livelli, per riuscire a correre ho fatto i salti mortali e senza il supporto della Husaberg Austria non sarei stato in grado di correre negli ultimi 2 anni quindi ci tengo a ringraziarli per la fiducia posta nei miei progetti. Affrontare dei rally per un ragazzo della mia età sembra quasi impossibile, ma grazie alle tecnologie di oggi le opportunità sono molte. Io ho utilizzato molto i social network per diffondere la mia voglia di correre e moltissime persone mi hanno aiutato in diversi modi, dall'ospitarmi nella loro casa facendomi risparmiare soldi di hotel a sponsorizzazioni economiche. L'aspetto più bello della mia stagione penso non siano solo i traguardi raggiunti, ma tutti gli appassionati che mi hanno aiutato e creduto in me dimostrando che noi giovani possiamo ancora guardare al futuro con una prospettiva positiva grazie alle tante persone che vivono come me per le moto».

Cosa consigli a un giovane che vuole iniziare?
«A tutti i ragazzi giovani che vogliono approcciarsi ai rally consiglio di iniziare con il partecipare a qualche gara del Campionato Italiano Motorally per un primo approccio al roadbook senza dover sborsare cifre esose. Personalmente ho in progetto di organizzare nel 2013 un corso totalmente gratuito per i ragazzi under 25 che vogliono muovere i primi passi in questa disciplina. Con poco possiamo fare veramente tanto e la dimostrazione è stata la mia prima partecipazione alla Dakar dove con tanti piccoli contributi sono riuscito a coronare un sogno. La crisi c'è ma il cuore degli appassionati è vivo più che mai».

Il tuo sogno resta la Dakar. Correrai la prossima?
«In teoria sì, in pratica tra pochi giorni dovrò pagare l'ultima rata ed al momento non so come farò. Sono una persona molto determinata quindi mi sento di rispondere che non so ancora come farò ma in qualche modo ci sarò! Come l'anno scorso ripeterò l'iniziativa dei nomi sulla mia giacca tramite un sito di crowd funding www.kapipal.com/dakar Ogni persona che contribuirà alla mia partecipazione tramite una semplice donazione senza importo minimo avrà il proprio nome stampato sul mio abbigliamento da gara e parteciperà all'estrazione di molti premi offerti dai miei partner».

Cosa ti ha insegnato la passata edizione?
«La passata edizione mi ha insegnato cosa aspettarmi e gli aspetti importanti da curare nella preparazione. La Dakar è una gara che fino a quando non la fai non riesci a capire realmente come organizzarti. I rally sono una disciplina dove l'esperienza conta molto su ogni aspetto».

In questi giorni è divampata un'accesa polemica "virtuale" con Nicola Dutto, frutto di una spiacevole incomprensione. Proviamo a fare chiarezza per chiudere definitivamente la questione. Cos'è successo e cosa vorresti dire a Nicola?
«Mi spiace molto per ciò che è successo con Nicola e ho pubblicato un comunicato stampa dove chiarivo la mia estraneità alla faccenda. Spero che un giorno Nicola possa comprendere la situazione famigliare poco felice che sto vivendo e dimenticare questo spiacevole evento dove entrambi ci siamo scaldati in qualche occasione. Per me la storia è già acqua passata. Nel mondo delle gare capita spesso di avere qualche incomprensione e talvolta è la nostra voglia continua di competizione che ci porta a scontrarci. Spero che Nicola a prescindere da tutto accetti il mio in bocca al lupo per la Baja 1000 perché come pilota ha portato a termine un'incredibile impresa. Che ci sia simpatia o antipatia siamo entrambi piloti che mettono il cuore in ogni gara ed è questo l'importante, tutto il resto passa e soprattutto in questo caso io non avevo nulla a che fare con la situazione che si era creata quindi mi sento di guardare avanti».

fonte moto.it
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