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Intervista Ken De Dycker

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Intervista Ken De Dycker

Messaggioda jenk » 30 ago 2012, 22:15

Il mondo di Keeno
Un anno pieno di sorprese per il gigante belga: dall'addio alla Honda LS allo sbarco nel Team KTM Factory


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Dicono che un fulmine non colpisce mai due volte nello stesso posto, ma era solo il 2009 quando il fresco pilota NGS Honda Marvin Musquin scioccò il paddock passando al team ufficiale KTM. Ok, il passaggio di Ken De Dycker da LS Honda a KTM (inizialmente in sostituzione di Max Nagl) non è la fotocopia di quello del giovane francese, ma è lo stesso incredibilmente simile. E se sei il manager di un team privato e il tuo pilota di punta è quello che porta a casa la pagnotta per l'intera struttura, non è per niente bello... L'azzardo, però, pare avere pagato: i risultati sono arrivati e, a fine aprile, è arrivato anche l'annuncio che Big Ken sarebbe rimasto sotto il tendone Red Bull Factory non solo per cinque GP, ma per l'intero 2012. Naturalmente, oltre al suo rendimento nella prima parte di stagione, con tra l'altro un brillante secondo posto in Gara1 in Messico, l'altra ragione della sua conferma è il mancato rientro di Max Nagl, inizialmente atteso per la Francia e poi sempre rimandato. E, considerando la mancanza di allenamento e di forma fisica del tedesco, oltre alla possibilità che i suoi problemi alla schiena si ripresentino, è certo che per avere di nuovo dei risultati da lui bisognerà aspettare un bel po' di tempo. Big Ken, tuttavia, si sta dimostrando una buona spalla per Antonio Cairoli ed è anche capace, dal punto di vista degli sponsor, di meritarsi un bel po' di spazio sui media. Il passaggio di De Dycker in arancione è stato comunque uno dei grossi eventi pre-stagione e così, quando incontriamo "Keno", partiamo parlando del suo insolito cambio di casacca.

Iniziamo dal contratto con KTM, che continua a restare per noi una sorpresa. Puoi dirci cosa è successo?
"Sì, certo. Il Team LS Honda e io non avevamo lo stesso obiettivo per la stagione, ed è lì che abbiamo sbagliato. Avevamo una moto migliore rispetto allo scorso anno ma, visto che non andavamo nella stessa direzione, ho deciso di andare via".

Ma se non fosse arrivata l'opzione KTM Factory saresti rimasto ancora con il Team LS Honda?
"Non credo. Non ne avevamo mai veramente parlato, del resto è una cosa che ho deciso da solo. Con i miei genitori e i quelli della mia ragazza, avevamo già pensato di comprare delle KTM, perché sapevo che di base sono buone moto e già il motore di serie spinge forte".

Secondo te quali erano gli obiettivi del Team LS Honda per il 2012?
"Il mio obiettivo era quello di essere nella top five nel Mondiale e di cercare di andare sul podio a ogni gara... proprio quello che sto facendo ora. Credo che la squadra LS Honda avesse ancora bisogno di lavorare molto durante la settimana, di fare progressi giorno dopo giorno. È questo che è andato storto: non erano abbastanza motivati".

Non ti stai riferendo, quindi, ai miglioramenti della tua condizione fisica e tecnica, che poi dipendono solo dal pilota. Stai parlando, invece, degli sviluppi sulla moto, che non avvenivano come tu volevi...
"Esatto. Era da dicembre che guidavo con lo stesso set-up. Non abbiamo mai davvero provato qualcosa di diverso per migliorare. E se parti con dei dubbi al primo GP... non va bene".

C'era qualcosa di specifico che non ti piaceva nella moto?
"Credo sia stato l'insieme. Se vuoi vincere, tutto deve andare alla perfezione. Nel 2011, al primo GP, la moto aveva dei problemi; quest'anno non volevo partire di nuovo così. Sai, perdere 50 punti alla prima gara dopo esserti allenato per tutto l'inverno…".

Ma avevi almeno qualche parte speciale o pezzi Factory da Honda?
"No, nessun pezzo speciale. Era tutto sviluppo fatto privatamente dal team e da qualche preparatore". Quali problemi hai avuto nel resto della stagione 2011?
"All'inizio abbiamo avuto alcuni problemi meccanici, poi il team non ha mai trovato un compromesso abbastanza buono per me fino a dopo il mio rientro dall'infortunio, alla fine della stagione. Solo a quel punto si sono messi veramente a lavorare sulla moto trovando così un setting ottimale".

Giusto, l'incidente...
"È successo a Lommel, sono caduto e mi sono rotto la vertebra C6. Sono dovuto stare bravo per circa due mesi, dopo però ho ricominciato a guidare. E adesso non ho più alcun problema".

Non deve essere stato facile dare la notizia della tua partenza al Team LS Honda. Come ti sei sentito?
"Non gliel'ho data direttamente. Il padre della mia ragazza è andato a parlare con il team, facendo firmare loro una liberatoria che mi permetteva di andarmene. È stato complicato, perché c'erano tre grandi sponsor che volevano stare con me, due dei quali proprio tramite il padre della mia ragazza. Non è stato per niente divertente comunicare la notizia ma, una volta fatto, è stato come una liberazione emotiva. Il mio meccanico mi aveva già detto che voleva chiudere con le corse e, anche questo, mi aveva fatto cominciare a riflettere, ma non ho deciso subito. Sono andato avanti, abbiamo anche fatto un servizio fotografico con la squadra. Poi la sera stessa abbiamo preso la decisione".

Certamente è stato uno shock per tutti, Honda compresa. C'è stato qualche attrito con loro?
"No, direi di no. Abbiamo mandato una e-mail a Roger Harvey (Honda Motor Europe Off-Road Manager, ndr) scrivendo che io ero disponibile per un colloquio se lui avesse voluto. Ma a Valkenswaard, gara di apertura della stagione, la Honda era dall'altra parte della pit-lane. Sono andato da quelle parti per chiarire la mia posizione, ma non sono riuscito a trovarlo".

E come mai, alla fine, anziché doverti comprare le KTM standard ti sei ritrovato con quelle ufficiali?
"Abbiamo chiesto a KTM Austria informazioni su come avere qualche moto direttamente da loro, e magari anche un aiuto nel caso avessimo fatto un team privato. Poi loro ci hanno ragionato su e, dopo pochi giorni, ho ricevuto una telefonata che mi comunicava che avrei potuto guidare per il team ufficiale fino a quando Max Nagl non fosse tornato".

Come ti sei sentito?
"Davvero bene, perché il Team KTM è organizzato benissimo ed è una squadra che guarda avanti. Penso che sia la cosa migliore per me, oltre che la migliore occasione della mia carriera".

Quando hai firmato pensavi che avresti potuto restare fino alla fine della stagione 2012?
"Ci speravo, ma l'accordo era per i primi 5 GP. KTM ha un budget che non può sforare, e immaginavo che forse avrei potuto andare in un piccolo team satellite e inventarmi qualcosa per tenere una moto ufficiale... tutto, però, sarebbe dipeso dai miei risultati".

Nella prima gara, a Valkenswaard, sembravi molto motivato, hai spinto tantissimo! Come hai vissuto quella situazione un po' strana...
"A Valkenswaard era tutto ancora nuovo, conoscevo pochissime persone. Sono arrivato lì, alla prima gara, un po' allo sbaraglio: senza pass, senza abbigliamento del team, non sapevo dove cambiarmi, dove mangiare, bere… Ero un po' stressato, ma anche divertito, e sotto sotto speravo che il contratto sarebbe durato più di cinque gare".

È stato difficile adattarsi alla nuova moto?
"Sì. Avevo avuto solo due giorni per provare la moto la settimana prima della gara, così durante il week-end abbiamo apportato delle modifiche alle sospensioni durante e dopo ogni sessione di allenamento. Certo non è il massimo, ma credo che abbiamo fatto dei passi positivi e imparato molto. I risultati finali sono stati buoni sia per KTM, sia per me".

E poi che cambiamenti avete fatto? Quali vantaggi hanno portato?
"In realtà, dopo Valkenswaard, solo con le sospensioni non eravamo a posto, ma ci abbiamo lavorato immediatamente trovando subito il giusto set-up. Ancora oggi, infatti, sto guidando con quello... non ho cambiato nemmeno un click e mi sento davvero a mio agio".

Vediamo tutti che sei un pilota alto. Come si sta sulla KTM?
"Non sembra più piccola o più grande di un'altra moto, ma mi hanno messo degli attacchi del manubrio più alti e una sella più spessa, non avevamo alternative. Ma stiamo cercando anche altre soluzioni lavorando ancora sulle sospensioni".

E a cavalli come sei messo? Non bastano mai, vero?
"Quella è la cosa principale per me. Sapevo che il motore KTM spinge forte ai bassi regimi e che ha anche un range bello esteso. Era un pezzo che non imbroccavo un holeshot, per cui questa moto mi è piaciuta subito".

All'inizio hai corso con il motore vecchio, come mai?
"La squadra sapeva che questo motore era competitivo e affidabile. La nuova moto non era ancora in produzione e non c'erano abbastanza pezzi di ricambio. Il telaio, comunque, era quello di serie".

Dopo aver impostato la moto secondo le tue esigenze, ti è "toccato" passare al motore 2013, il monoalbero, gemello di quello di Ryan Dungey, che poi sarebbe dovuto andare a Max Nagl...
"Ho testato la moto solo a fine maggio, nella tappa del Campionato belga di Mons e poi agli Internazionali d'Olanda. Ma mi è piaciuta subito, è sempre molto potente e in più è ancora più leggera e maneggevole. Ora la situazione si è rovesciata, è il vecchio motore che non è più supportato a livello tecnico. E poi è evidente che se lanci una nuova moto la devi anche promuovere, e questo è precisamente il compito dei piloti: promuoverla significa far vedere quanto va forte. Questo è anche uno dei motivi, credo, per cui mi hanno voluto tenere: per correre con la nuova quattroemmezzo, appena pronta".

Per quanto riguarda la tua tecnica di guida, spesso scegli delle linee molto radicali. A cosa pensi quando sei alla ricerca di uno dei tuoi "fuori programma"?
"Credo sia importante avere delle traiettorie differenti dagli altri piloti per i sorpassi ma, in generale, mi piace trovare linee diverse, perché può capitare che si rivelino più veloci, o semplicemente più agevoli. La maggior parte delle volte so che la linea non sarà necessariamente più rapida, ma magari lo può diventare dopo averla provata per due o tre giri".

Quale altri piloti rispetti per la loro abilità di guida?
"Mi piacciono i piloti che cercano linee diverse. Cairoli a volte ne ha di ottime. Desalle pure, e credo che Paulin sia capace di trovarne di interessanti. E quando correva Everts... lui poteva andare in qualsiasi punto della pista e farlo sembrare facile, naturale. È sempre bello vederlo girare e guardare dove va".

Visti gli importanti risultati, quanto è stata importante la pre-season?
"Questa volta penso di essermi allenato di più rispetto al passato. Non avendo avuto infortuni, ho potuto guidare molto di più. Mi sono fatto un po' male al ginocchio dopo la gara di Valence, e ci sono volute circa due settimane per guarire, ma ora va sempre meglio e mi sento forte".

Sul lato personale: cosa fai quando sei lontano dal Motocross?
"Nel mio tempo libero costruisco piste da BMX e ci corro. Altrimenti mi alleno per il Motocross e basta. Ci sono sempre così tante cose da fare che di tempo libero non ne rimane mai molto. Ho un amico che aiuto nel sistemare le moto da Cross e, alcune volte, aggiustiamo anche delle pit-bike. Questo hobby mi aiuta anche a farmi capire meglio dal mio meccanico quando c'è qualcosa che non gira. Magari la cosa gli mette pressione, perché sa che potrei mandarlo a quel paese e fare tutto da solo (e mentre lo dice ride, ndr)... ma non è certo quello che voglio fare. La mia conoscenza della moto significa solo che posso aiutarlo a fare un lavoro migliore".

Sei tranquillo con te stesso per la scelta che hai fatto?
"Assolutamente sì. Non si è mai sicuri del tutto quando si fanno dei cambiamenti. L'avvicendamento di team è stato in parte un azzardo, ma sono davvero contento. Questa è un'ottima squadra e io ho già ottenuto dei buoni risultati. In più sono felice del fatto che mi abbiano confermato per il 2013 e, cosa non secondaria, sono contentissimo di avere questa moto".

E allora Ken, buona fortuna per il resto della stagione!
"Grazie".

fonte xoffroad.it
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Re: Intervista Ken De Dycker

Messaggioda superclod » 4 set 2012, 19:01

Evidentemente questa intervista è precedente al rientro di Max Nagl in gara. Il tedesco ha dimostrato di essere in gran forma, nonostante la lunga assenza dalle piste ed è un peccato, senza togliere nulla all'ottimo De Dyker, che la KTM non l'abbia riconfermato per il 2013.
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