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EDITORIALE LUGLIO 2012 Motocross.it

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EDITORIALE LUGLIO 2012 Motocross.it

Messaggio » 04/07/2012, 22:53

QUESTIONS & ANSWERS
DI EDOARDO PACINI

Wasserleisch, Germania, venerdì 15 giugno, ore 19,30. Minuto più, minuto meno. A domanda il campione risponde…
A tu per tu con il Campione.

RYAN VILLOPOTO

Immagine

Domanda d’obbligo. Non vedo le stampelle. Segno che le cose vanno per il meglio. Ma come stai?
“Sto bene, e la convalescenza procede per il meglio. Non sono ancora tornato in sella. Cosa che abbiamo programmato di fare ad agosto. Dopo le prime prove se il ginocchio risponderà al 100% allora ricominceremo a lavorare”.

Come si lavora su un ginocchio che ha subìto un intervento?
“Quello che sto facendo al momento è parecchia bicicletta e tanta ginnastica”.

Ricomincerai dalla quattroemezzo oppure sfrutterai la leggerezza e la minor potenza della 250 per riprendere confidenza con la moto?
“No, nulla di diverso da quanto facevo. Ripartirò dalla mia 450”.

Che richieste hai fatto alla squadra? Quali novità vorresti vedere sulla tua nuova KXF?
“La moto ricalcherà sostanzialmente la quattroecinquanta usata questa stagione. Non so ancora che tipo di forcella utilizzeremo. Ho sentito parlare di queste nuove sospensioni ad aria che Honda prima di ogni altro credo abbia utilizzato per prima. Però non so nulla di più e se mi stai chiedendo se mai le ho provate la risposta è no. Fino al momento dell’incidente non le avevo usate. Ho solo sentito dire certe cose, ma credimi, non le ho neppure mai viste”.

Ma torniamo alla moto. In quale direzione lavorerete per rendere ancora più competitiva la tua 450?
“Non ho chiesto nulla di particolare. Non è il momento di farlo. Tutti sappiamo che abbiamo delle cose della moto che possono essere migliorate. Io per esempio penso all’ammortizzatore. Le moto stesse sono costantemente oggetto di evoluzioni tecniche. Le performance crescono, le moto migliorano. La priorità in questo momento è tornare in sella poi se tutto andrà per il meglio cominceremo a lavorare seguendo un programma di sviluppo. Come abbiamo sempre fatto”.

Hai un’idea di quale sarà la tua prossima gara?
“Non so ancora quando tornerò a correre. La Monster Million Cup di Las Vegas resta un obiettivo, ma dipenderà da quello che i dottori mi diranno”.

Se facciamo l’elenco degli infortunati di questa stagione rischiamo di riempire le pagine del giornale. Ti sei chiesto perché tanti incidenti? Anche quest’anno il campionato ha perso di interesse: tu, Reed, Dungey e Stewart siete passati per l’infermeria. Ma la lista si allunga se penso ai piloti di secondo piano. Perché?
“Il problema degli infortuni è da collegare a quanto forte stiamo andando. Ognuno di noi va più veloce, aumenta le proprie prestazioni e questo credo ci esponga maggiormente al rischio di infortuni”.

E allora non è che la 450 sia troppo?
“Quel che posso dirti è che la 450 è molto, molto veloce”.

Ma Ryan Villopoto sarebbe comunque Ryan Villopoto anche con una 250.
“Sì, purchè tutti si corra con la 250: io, Dungey, James…”

Le piste non sono un problema?
“Le piste mi sembrano ben preparate, in alcune gare di Supercross magari si poteva fare meglio, ma non credo sia quello il problema ed onestamente è difficile dire perché tanti infortuni. Nessuno sa, nessuno ha la soluzione”.

La pista allestita per la prima edizione della Monster Cup non seguiva i canoni che propone il Supercross. Quello può essere un buon deterrente non credi?
“A Las Vegas la pista era più facile, più accessibile di un normale supercross, ma non so se questo sia il modo per risolvere il problema degli infortuni”.

Quel che sappiamo però è che in una pista meno selettiva di quanto siamo abituati a vedere, chi ha vinto è stato comunque Villopoto…
“Già…”.

Si dice che tu non abbia intenzione di correre per moltissimo tempo ancora.
“Mi sono posto come obiettivo quello di fermarmi a riflettere step by step ogni due o tre anni. Al prossimo step tra tre anni vedremo che evoluzione avrà avuto la mia carriera, quel che sarà della mia vita anche in funzione della famiglia”.

Molti campioni del tuo calibro chiusa la carriera hanno pensato alle quattro ruote. Potrebbe essere così anche per te?
“E’ prematuro. Non so. Vedremo quel che accadrà. Quel che è certo è che non metterò mano al portafogli per fare il pilota d’auto. Valuterò se ci saranno delle opportunità ma non credo di considerare l’ipotesi di spendere dollari per correre”.

Il Nazioni senza Villopoto avrà un sapore diverso.
“Non so se verrò a vedere quella gara. Che evidentemente non potrei correre nemmeno se la condizione fisica me lo consentisse. Sono lontano dalle gare da tanto tempo, eppoi ci sono ragazzi che stanno andando davvero forte”.

Conosci la pista dove si correrà il Nazioni?
“Riguardo alle difficoltà della pista di Lommel ne ho sentito parlare. Ma non l’ho mai vista. Mi è stato detto che si tratta di sabbia, sabbia profonda”.

Già, sabbia profonda. Credi che i piloti americani possano patire quel terreno?
“Non so se i ragazzi della nostra squadra vinceranno ogni manche, ma sono certo che la squadra correrà per il successo. E avrà le stesse possibilità di vincere che ha avuto in tante edizioni del passato”.

Ci sono piste come Lommel da voi?
“Una delle piste più tecniche è quella di Southwick. Dove però non c’è sabbia molto profonda. In superficie il terreno è molto morbido ma appena sotto diventa duro e scivoloso. E’ un tracciato molto tecnico e difficile”.

Segui il campionato del mondo? Hai mai pensato di venire a correre in Europa?
“E’ una possibilità che non escludo. Anzi. Come ti ho detto costruisco il mio futuro fermandomi a riflettere ogni due o tre anni. Se fra tre anni si presenterà un’occasione importante la prenderò in esame. L’idea di fare un’esperienza di uno o due anni in un Paese straniero è molto stimolante. Ma non ora”.

La tua carriera è sempre stata in verde… Sarà così anche in futuro? Si è parlato di una mega offerta Honda. Che dici a riguardo?
“Stiamo discutendo il rinnovo con Kawasaki. Il più è fatto, non ho ancora firmato ma questo allungherà la mia permanenza in verde per altri tre anni”.

Che idea ti sei fatto di uno Stewart che nel corso della stagione passa dal blu Yamaha al giallo Suzuki?
“E’ difficile giudicare. Credo sia una cosa che lui sentisse il bisogno di fare. Non è un problema di colore, blu o giallo, ma penso piuttosto a qualcosa che volesse fare perché non riusciva a trovare la soluzione ai suoi problemi. Non credo però che per tornare campione avesse bisogno di andare in Suzuki”.

Una vecchia questione. Si fa spesso il paragone tra motocross americano ed europeo. Sono due mondi davvero tanto lontani?
“Un pilota che viene negli Stati Uniti incontra problemi perché trova una situazione diversa da quella a cui è abituato. Ma è lo stesso per un pilota che dall’America arriva in Europa per correre nei Gran Premi. Le gare sono diverse. Da noi la carriera di un pilota è influenzata dal Campionato Supercross che impone grande ritmo. Il confronto che si ha nel Motocross delle Nazioni dice però che i migliori dei due mondi hanno sostanzialmente la stessa velocità”.

fonte motocross.it
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