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Intervista a Ricky Dietrich

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Intervista a Ricky Dietrich

Messaggio » 02/03/2012, 20:14

Voglia di riscatto
È un americano di talento, con un passato remoto da vincente e uno prossimo complicato


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"The life is fucking crazy!". Finisce così l'intervista con questo pilotino americano, futura presenza dell'Enduro mondiale. Parole eloquenti, da cui si evince un passato travagliato ma, allo stesso tempo, una parallela voglia di riscatto. In America si è diviso tra Enduro e Motocross, mietendo successi a destra e a manca. Worcs, Enduro Cross e National i suoi terreni di caccia, sempre e comunque al top. Insomma, come si dice nell'ambiente, è uno di quelli che va forte. In Europa ha già dimostrato di saperci fare, con le brillanti prestazioni alle Six Days in Grecia, nel 2008, e nello sfortunato Portogallo nel 2009, dove si ritirò il primo giorno di gara per noie alla sua Kawasaki. Proprio a Figueira da Foz l'avevamo pizzicato al tavolino di un bar in compagnia di quello che sarebbe diventato il suo futuro team manager: Fabrizio Azzalin. I due parlavano. Da allora, l'"Azza" non ha mai nascosto il suo interesse per l'americano e ora si appresta a vivere una di quelle sfide che, da sempre, gli piacciono di più: puntare su chi è in bilico, su chi ha fame e non nulla da perdere. La sua ultima scommessa in fatto di piloti, azzardata quattro anni fa con un certo Antoine Meo, gli è valsa due titoli mondiali. Ora Fabrizio ci riprova. Oggi come allora, la base tecnica e il talento non mancano al suo nuovo acquisto. Non resta che lavorare sull'uomo. Noi lo abbiamo incontrato nel quartier generale del suo nuovo team. Eccolo.

Nome?
"Ricky".

Cognome?
"Dietrich".

Età?
"Ventiquattro anni".

Ricky, ora sei in Italia, ma negli States ti chiamavano "jack of all trades", il tuttofare del fuoristrada. Da cosa deriva questa cosa?
"Credo che l'abbiano detto perché nelle corse, nelle 'dirt race', ho avuto dei grandi risultati in ogni disciplina dove mi sono schierato. Penso al Worcs, all'Enduro Cross e all'AMA National Motocross. Ma anche alla Sei Giorni del 2008, in Grecia, quando ho concluso secondo assoluto".

Un pilota completo insomma…
"Sì, dal Motocross, all'Extreme, all'Enduro... sempre ottimi risultati".

Sei stato una vita in Kawasaki Monster. Nel 2011, però, l'hai lasciata per andare alla Yamaha Valli Motorsports Rockstar. Raccontaci cosa è successo.
"Cosa è successo? Volevo cambiare, dopo i successi nell'Enduro cercavo nuove sfide nel Cross. Non so se in Yamaha ho trovato quello che stavo cercando, anzi. Con molta probabilità, sono ancora alla ricerca di ciò che voglio e, forse, è proprio per questo che sono venuto nel Team Husqvarna"

Facendo questa scelta, però, sei stato costretto a lasciare il Cross…
"Sì, ma non posso dire di voler lasciare il Motocross a vita, rimane sempre un grande obiettivo per me. Magari in futuro ci tornerò ancora, ma per trovare un grande cambiamento, oggi, ho dovuto andare via dalla California, così da provare una nuova avventura. Sai, molti piloti vanno a correre in America, io invece dovevo venire qui, in Europa, dove ci sono altre lingue, altre persone. E io, a 24 anni, sono pronto per vivere questo nuovo tipo di esperienza".

Lo scorso anno nel National sei partito a fuoco, per poi calare nella seconda parte della stagione. Quali sono stati i problemi?
"Sì, sono partito alla grande, ma nella seconda parte della stagione ho avuto dei problemi personali. Non c'ero più con la testa e, soprattutto, non ero più concentrato sulle corse. Quando sono andato alla Yamaha non avevo molti soldi, anche perché avevo sperato in un aumento da parte di Kawasaki. Oltre a quelli finanziari, inoltre, avevo qualche problema di comunicazione con i miei familiari. È difficile gestire la situazione quando litighi con i tuoi per ciò che riguarda i soldi e altre cose… ecco io ho sperimentato tutto questo sulla mia pelle. Il mio non essere concentrato in moto derivava proprio da tutto ciò che accadeva dietro le quinte. Se sono qui, credo che parte del motivo sia proprio quello di riscattare me stesso. E di ricominciare da capo".

Quindi, c'è anche un'altra ragione…
"Sì, sono qui anche per inseguire il sogno del Campionato del mondo. Penso che l'Enduro sia molto più serio in Europa che negli States. Lì ci sono vari campionati e solo due/tre top rider. In Europa, invece, ci sono molti più piloti forti, tutti grandissimi. Se vinci qui sei uno vero. Nella mia carriera ho capito quanta passione mettano gli europei nelle corse e, qui, oltre a divertirmi, sto trovando una nuova energia".

Che aspettative hai per la stagione che sta per iniziare?
"Il primo anno nell'Enduro? Nessuna aspettativa, ma sono una persona molto competitiva e voglio vincere. Ma, prima di tutto, vorrei imparare a correre qui in Europa, oltre che a conoscere un nuovo stile di vita. C'è quindi molto da conquistare e voglio prendermela con calma".

E1 o E2? Avete già scelto?
"Sì, E1!".

Kurt Caselli nel 2011 ha corso qualche gara nel Mondiale e ha fatto bene, andando anche a podio. Questo ti fa ben sperare per la tua prossima stagione?
"Sì e no. L'ho seguito e sono contento che abbia fatto bene. I suoi risultati mi incoraggiano, ma io non mi paragono a lui, anche perché ha più esperienza di me. Visto che Kurt va forte, un altro dei miei obiettivi è quello di prepararmi per la Six Days e portare la squadra americana a essere competitiva e, magari, a vincere".

Sei un tuttofare dell'off-road, ma tu preferisci il Cross o l'Enduro?
"È divertente, perché anche io mi sono fatto spesso la stessa domanda, ma è difficile rispondere. Se penso proprio al tracciato, alla gara, e non a correre per soldi, l'Enduro è più divertente, più stimolante. Il Motocross, ora, per me è allenamento, infatti farò qualche gara degli Assoluti d'Italia, di certo quella di Montevarchi".

Ma allora perché lo scorso anno hai corso nel National?
"Per inseguire il sogno del Motocross. E poi... Villopoto guadagna milioni di dollari!".

Worcs ed Enduro Cross in America: quali sono le grandi differenze?
"Sono completamente diversi e ti dirò... non so se c'è un altro pilota che li ha vinti entrambi come ho fatto io. L'Enduro Cross è come un Indoor Extreme, mentre il Worcs è Motocross, è velocità pura: una corsa di due ore full-gas con un giro di circa dieci minuti. In America hanno entrambi la stessa importanza, anche se penso che il trend sia quello di far diventare l'Enduro Cross più importante, del resto è stato inserito anche all'interno degli X-Games… Proprio per questo penso che nei prossimi dieci anni l'Enduro Cross diventerà più seria come disciplina. È un po' la stessa differenza che c'è tra il Supercross e il Motocross. Penso che in America andremo nella stessa direzione".

È la prima volta che corri con una moto europea. Quali sono le grandi differenze rispetto a una jap?
"È difficile dire quale sia la differenza. Le moto giapponesi hanno telai di alluminio e molteplici anni alle spalle nello sviluppo di questo tipo di tecnologia. Le moto europee hanno ancora il telaio in acciaio, ma devo dire che l'Husqvarna ha una maneggevolezza notevole. È una moto nata per l'Enduro e, onestamente, penso che il telaio in acciaio, più flessibile, lavori alla grande. Io oggi sono super contento della TE 250. Dopo averla provata sono rimasto davvero impressionato".

Come vi siete incontrati tu e Fabrizio Azzalin?
"Ci siamo visti nel 2008, in Grecia, alla Six Days, e poi, nel 2009, abbiamo scambiato qualche parola in Portogallo, sempre alla Sei Giorni. Fabrizio mi disse che, al momento giusto, avremmo potuto lavorare insieme. Mi fece piacere il suo interessamento nei miei confronti".

E cosa pensi di lui?
"Fabu (così viene chiamato in maniera simpatica Fabrizio Azzalin dai suoi piloti, ndr)? Ho conosciuto molti team manager in America, ma sono rimasto davvero impressionato da lui, dal suo team, e da come opera. Lavora con serietà e, allo stesso tempo, è divertente, creando così una bella atmosfera all'interno della squadra. In più, Fabu mi ha preso sotto la sua ala protettiva… penso che se fossi rimasto in negli Stati Uniti, mi sarei ritrovato in una situazione piuttosto problematica. È stato lui a dirmi di venire qua e, fino a ora, tutto è stato fantastico".

Dove sei nato e dove vivi ora?
"Sono nato e cresciuto nello Stato di Washington, ma negli ultimi cinque anni ho vissuto in California".

Ora però corri in Europa, con un team italiano. Continuerai a stare negli States anche adesso?
"No, ho preso un appartamento qui in zona Varese, vicino al team Husqvarna. Prossimo obiettivo? Imparare l'italiano"

Conosci i tuoi compagni di team?
"Sono stato un po' con Alex Salvini a casa sua ed è un ragazzo molto divertente. Degli altri, invece, non so molto".

Ricky, nella tua vita non hai mai detto: "Fuck the race?"
"Sì, nel 2011. Come ho detto prima, alla fine della stagione nel National mi ero davvero stufato. In passato, invece, non l'avevo mai detto. Ho sempre amato correre".

Qualche domanda personale: sei single o fidanzato?
"Completamente single!".

Sei un latin lover?
"Sì, sì, è la cosa bella di essere single".

Perché ti chiamano Wally?
"Credo che venga da uno show televisivo che i miei amici si divertivano a vedere".

Bevi alcolici?
"Occasionalmente, per festeggiare. Il mio preferito? Uno a base di vodka".

Parliamo di donne, che mi sembra di avere capito ti piacciano: meglio le bionde o le brune?
"Di sicuro le brune, senza dubbio. Io odio le ragazze bionde".

Seno rifatto o naturale?
"Delle tette non mi interessa molto, per me la donna deve avere delle belle gambe e un bel lato B".

Dimmi la verità: la prima cosa che guardi in una donna?
"Il corpo: deve essere sinuoso, fatto bene".

Fai sesso prima della gara?
"A volte sì, a volte no. Anche se forse non ho risultati troppo buoni quando faccio sesso prima delle gare".

Ricky, vuoi dirmi qualcosa che non ti ho chiesto?
"No, vorrei solo dire che la vita è fottutamente pazza e che non sai mai cosa ti può capitare. Gli anni scorsi non riflettevo su quello che succedeva intorno a me. Ora che inizio a essere più maturo, invece, sono più consapevole. Ho vinto il primo titolo Worcs quando avevo 18 anni, ero giovanissimo e non capivo cosa mi stava succedendo. Ora voglio godere nell'andare in moto e penso proprio che gli anni migliori siano davanti a me".

L'avventura è iniziata, il ragazzo sembra pronto, almeno dal punto di vista della motivazione. Sul piano delle performance non ci resta che attendere, il Mondiale è alle porte. E non vediamo l'ora!

fonte xoffroad.it
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